venerdì, settembre 21, 2007

TAMARA E LA LUNA NEL POZZO

In un regno lontano sopra un satellite di ferro viveva una famiglia, con due genitori ed una bambina, Tamara era il suo nome e amava le piante, sul suo volto la luna rifletteva mostrando la luce delle anime, per questo i genitori di tamara decisero di allontanarsi dal mondo civile e accettarono un lavoro come botanici nella serra idroponica che gravitava attorno al pianeta, nessun fantasma poteva far cambiare aspetto alla loro bambina lontano dal pianeta.

Ma tamara era comunque felice, passeggiava nella serra per tutto il giorno ed era sempre primavera!

Non aveva amici ed i suoi genitori erano sempre molto occupati, quindi ne trovò di nuovi nella sua fantasia, c’era un elfo che si chiamava Shine e Zisty un gatto certosino i migliori amici che si potessero desiderare, parlavano giocavano e passeggiavano con Tamara lungo tutto l’enorme perimetro della stazione spaziale.

Era un giorno allegro per Tamara, il suo compleanno! Felice si alzò di prima mattina e corse subito nella sala mensa, ma la sala era vuota, per niente preoccupata tamara si preparò colazione, conosceva i turni dei genitori e raramente si alzavano con lei, finita che fù la colazione partì di corsa verso la serra, ma la paratia che divideva la nave dalla serra era chiusa e sigillata, davanti alla paratia Shine e Zisty l’aspettavano “scostatevi” disse tamara “devo andare nella serra, oggi è il mio compleanno e i miei genitori mi aspettano per abbracciarmi e farmi tante feste!” Zisty le si strofinò alle gambe facendo le fusa, Shine la guardò seria “Tamara la serra si è staccata, non puoi raggiungere i tuoi genitori, penso che non li rivedrai mai più, “non dire stupidaggini” urlò Tamara, di corsa raggiunse uno degli oblò e guardò fuori, della serra rimaneva ben poco, giusto qualche filo che faceva da coda all’astronave in sospensione nello spazio “Ma perché i miei genitori sono scappati?” e dai piccoli occhietti di Tamara un fiume in piena sgorgò.

Per tutta la mattina pianse e si disperò, i suoi amici le stavano accanto e cercavano di rincuorarla. Passò anche il primo dolore, e ne seguì la grande disperazione, allora Tamara andò a cercare la luna, perché con i suoi raggi e uno specchio avrebbe potuto rivedere i suoi cari, e la trovò nel grande pozzo gravitazionale al centro della sala motori, si sporse per essere ben illuminata dai suoi raggi, e la luna cambiò il suo volto, che si illuminò di una luce bluastra, tamara prese lo specchio e guardò in esso certa di trovarci riflesso il volto della mamma o del papà, ma niente, lei non vide che i suoi occhietti ancora gonfi e umidi dal troppo piangere.

Non erano morti, l’avevano abbandonata, allora Tamara si sentì un mostro, si disperò del suo triste destino e piangendo si fece strada verso la sala dei controlli, mille erano i bottoni da premere e lei non aveva idea di quale fosse quello che l’avrebbe riportata a casa, chiese aiuto a Zisty e Shine ma loro non potevano saperne più di lei. Tamara inizio a premere bottoni a casaccio, e l’astronave si accese, l’iperguida iniziò a lampeggiare di rosso, e lentamente la nave iniziò a muoversi, finchè non ci fù un brusco arresto e poi un lampo di luce rossa invase tutto l’abitacolo, Tamara fù sbalzata all’indietro, quando riuscì a rialzarsi il paesaggio dallo schermo era del tutto diverso e si trovò ad ammirare un mondo tutto verde, con acqua e alberi giganteschi, visibili anche dallo spazio!

“Zisty dove siamo” chiese lei, ma Zisty e Shine erano spariti, Tamara non fece in tempo ad accorgersi della scomparsa dei suoi amici che l’astronave iniziò a dirigersi verso il pianeta, la forza d’attrazione gravitazionale stava portando la piccola Tamara verso una fine ingiusta, lei non sapendo cosa fare si mise a sedere nella poltrona di suo padre e iniziò a piangere, solo allora si accorse che sulla poltrona un piccolo palmare stava lampeggiando lo prese in mano e l’accese, sul palmare comparve una lettera

Bambina mia, siamo mamma e papà, scusaci tanto, non è stata una facile decisione.

Il dolore per averti abbandonato ci accompagnerà per tutta la vita, ma purtroppo era

L’unica cosa che ci rimaneva da fare, tu bambina mia eri l’inizio di un’antica profezia

Che come epilogo aveva la fine della nostra civiltà, la nostra missione consisteva nell’abbandonarti lontano dal nostro pianeta, ci sono voluti anni, non avevamo né il cuore né il coraggio per farlo, ma purtroppo stavano minacciando di ucciderti, e dovevamo impedirlo, ho programmato il pilota automatico perché ti porti in un bel mondo pieno di natura e alberi, sull’astronave c’è tutto il necessario per sopravvivere, chiedi al computer per qualsiasi informazione.

Ti amiamo tantissimo bambina mia, e un giorno quando questa follia sarà finita verremo a riprenderti, dovevamo allontanarti, e far credere a tutti che tu non ci fossi più, so che è difficile da capire, ma tu sei così buona e comprensiva che capirai e, spero, ci perdonerai, non preoccuparti amore mio presto ci potremo riabbracciare.

Tamara fece appena in tempo a finire la lettera dei suoi genitori, qualcosa era andato storto, suo padre aveva commesso qualche errore nel programmare la nave, o forse no…. uno schianto e poi il buio, l’astronave aveva raggiunto terra.

2 commenti:

Fata Morgana ha detto...

Bella zzzzììììì!!!!! :D
Oh, la tua fiaba eroTTTica sarà sul prox Carpenoctem, che esce a giorni. Intanto ti lancio una palla sul mio blog, vai a vedere...

Daniele ha detto...

Carina, e per dirlo io che detesto 'ste cose è un gran complimento.